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INVECCHIAMENTO
PATOLOGICO
a cura della Dott.ssa Paola Maria Taufer - psicologa
- LA DEMENZA
- LE FORME DI DEMENZA
- DEMENZE VASCOLARI
- DEMENZE FRONTO-TEMPORALI
- DEMENZA A CORPI DI LEWY
- FORMA FOCALE
- DEMENZA REVERSIBILE O CURABILE
- COME DI GIUNGE ALLA DIAGNOSI DI DEMENZA
- LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Tra
le patologie tipiche dell’invecchiamento, la principale causa di
disabilità progressiva e nella maggior parte dei casi incurabile,
nonché di stress nei caregivers, è la demenza, o meglio le varie
forme di demenza, tra cui spicca la malattia di Alzheimer.
1. LA DEMENZA
Con
il termine demenza (o deterioramento mentale) si intende una sindrome
clinica caratterizzata da un progressivo deficit della memoria e
delle altre funzioni cognitive, tra cui il linguaggio, la prassia e
la capacità di giudizio. A questi sintomi possono associarsi anche
modificazioni del carattere e della personalità.
Le
demenze sono quindi sindromi involutive e difettali caratterizzate da
perdita di patrimonio intellettivo, cognitivo e affettivo
precedentemente acquisito e consolidato (Colombo 2001).
Da
un punto di vista classificativo si distinguono tre forme di demenza
degenerativa:
Per
demenza primaria si intende una demenza la cui origine non è
conosciuta; si definisce secondaria, invece, quella demenza derivante
da causa accertata (tumore, infezione, trauma, ecc...).
Tutti
i cambiamenti, che compromettono sempre di più l’autonomia del
paziente fino ad interferire sul normale svolgimento delle attività
quotidiane di cura personale, sulla attività lavorativa e sulle
relazioni interpersonali, devono essere documentati da una storia
clinica.
Questa consiste nella raccolta del maggior numero di
informazioni riguardanti l’esordio della malattia (quando sono
stati notati i primi sintomi e quali sono stati) e l’impatto dei
disturbi sulle attività normalmente svolte dal soggetto. La storia
clinica è costituita da una anamnesi familiare, fisiologica,
patologica remota e patologica prossima.
L’anamnesi
familiare consente di rilevare la presenza di congiunti portatori di
malattie che possono avere una relazione causale con la AD.
L’anamnesi
fisiologica indaga sulle abitudini di vita (fumo, alcol) del malato.
L’anamnesi
patologica remota mira a reperire informazioni relative a eventuali
malattie contratte in passato (trauma cranico, malattie
professionali, ecc...); mentre l’anamnesi patologica prossima è
volta all’analisi dei disturbi recenti e mette in luce l’esordio
della sindrome clinica.
La
prevenzione delle malattie legate all’invecchiamento e in
particolare delle demenze, sta diventando una necessità sempre più
diffusa, soprattutto se si osservano i dati epidemiologici.
2. LE FORME DI DEMENZA
La
Malattia di Alzheimer rappresenta la metà circa di tutti i casi di
demenza ed è seguita, come frequenza, dalla demenza vascolare
(VD), che costituisce circa un quinto dei casi.
Un
altro quinto dei pazienti affetti da demenza è colpito sia da
Malattia di Alzheimer che da VD. I restanti casi presentano delle
forme di deterioramento mentale più rare. Nell’ambito delle forme
degenerative primarie, la AD rappresenta la forma più frequente in
età senile, mentre in età presenile sono più diffuse le demenze
fronto-temporali.
Prima
di poter definire una diagnosi certa, è necessario individuare a
quale categoria appartiene il tipo di demenza sospettata. Le sindromi
demenziali, infatti, possono essere collocate in una delle seguenti
cinque categorie:
1. demenze
potenzialmente curabili o stabilizzabili;
2.
demenze degenerative: primarie di tipo Alzheimer, primarie di tipo
non-Alzheimer e secondarie;
3.
demenze vascolari;
4.
demenze miste, vascolari e degenerative insieme;
5.
demenze dovute ad altre cause.
Classificazione
eziologica delle demenze
DEMENZE
PRIMARIE O DEGENERATIVE
A. Demenze
corticali
B. Demenze
sottocorticali
DEMENZE
SECONDARIE
A. Demenze
vasculopatiche (MID
o demenza multiinfartuale);
B. Disturbi
endocrini metabolici (ipo
e ipertiroidismo, ipo e iperparatiroidismo, insuff.renale cronica,
ipoglicemia, disidratazione, etc.)
C. Malattie
metaboliche ereditarie
D. Malattie
infettive e infiammatorie del SNC (meningiti,
sclerosi multipla, AIDS dementia complex, malattia di
Creutzfeld-Jacob, etc.)
E. Stati
carenziali (carenza
di tiamina, di vitamina C e folati, malnutrizione generale)
F. Sostanze
tossiche (alcool,
metalli pesanti, farmaci, composti organici)
G. Processi
espansivi (neoplasie,
ematomi o ascessi cerebrali)
H. Miscellanea
(traumi
cranici, sindromi paraneoplastiche, cardiovascolari, respiratorie)
(Adattamento
tratto da Manuale di Psicopatologia generale, G.Colombo, Cleup –
2001)
3. Demenza vascolare
A
differenza della Malattia di Alzheimer, la demenza
vascolare (VD) presenta
le seguenti caratteristiche:
esordio
brusco
progressione
a scalini
deficit
"a scacchiera"
consapevolezza
della malattia (insight) da parte del soggetto, e quindi ansia e
depressione
conservazione
relativa della personalità
disturbi
della deambulazione
Rispetto
a tutte le altre forme di demenza, quella vascolare è la più
diffusa dopo la AD. È piuttosto frequente, inoltre, osservare quadri
clinici in cui la AD e la VD sono associate (si parla in questo caso
di forme miste). Altre associazioni con la AD riguardano il morbo di
Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica. Oggi, grazie a tecniche
di indagine sofisticate (valutazioni neuropsicologiche, PET, ecc...)
siamo in grado di descrivere la maggior parte dei quadri clinici qui
elencati e di poter fare riferimento per questo a criteri diagnostici
standardizzati (specifici però soltanto di alcuni tipi di demenza).
Dopo
la Malattia di Alzheimer e la demenza vascolare, le demenze
degenerative di tipo non-Alzheimer rappresentano circa un terzo di
tutte le forme di demenza. Tra queste, quelle più frequenti ad
esordio precoce, sono le cosiddette demenze fronto-temporali. Questa
patologia corrisponde alla descrizione di vari quadri clinici, tra
cui quelli più studiati sono:
La
malattia di Pick, la degenerazione fronto-temporale e la
degenerazione del lobo frontale associata alla malattia del neurone
di moto (sclerosi laterale amiotrofica)
Tutte
queste entità istopatologiche hanno in comune il fatto di essere
caratterizzate, all’interno del quadro clinico, da significativi
cambiamenti del comportamento, della condotta sociale, della
personalità e da precoci disturbi del linguaggio.
La
malattia di Pick può comparire tra i 40 e gli 80 anni, ma più
frequentemente l’esordio è presenile, e con una frequenza
leggermente maggiore nel sesso femminile. Da un punto di vista
anatomopatologico è presente una discreta atrofia dei lobi frontali
e temporali, associata alla presenza, visibile a livello
microscopico, di inclusioni intraneuronali dette appunto “corpi di
Pick”. In base alla localizzazione della degenerazione neuronale
corticale, si possono osservare quadri clinici diversi.
Se
l’atrofia
è prevalentemente frontale
possiamo avere:
Se
invece l’atrofia
è prevalentemente temporale,
può comparire una sindrome di Kluver-Bucy, caratterizzata dalla
tendenza ad esplorare per via orale oggetti, anche non edibili;
dall’irresistibile impulso a prestare attenzione e a reagire ad
ogni stimolo visivo; dalla perdita comportamentale delle risposte di
aggressività e di paura; da ipersessualità.
I
deficit cognitivi, che solitamente compaiono dopo le manifestazioni
comportamentali descritte, riguardono soprattutto il dominio della
memoria e del linguaggio. Le abilità visuo-spaziali, invece,
contrariamente a ciò che accade nella malattia di Alzheimer, possono
essere a lungo risparmiate. Ovviamente con il progredire della
demenza, il deterioramento cognitivo diventa diffuso.
5. Demenza
a corpi di Lewy (dlb)
Per
molti anni questo particolare tipo di demenza è stato considerato
una forma di malattia di Alzheimer con associati disturbi del
comportamento e sindrome parkinsoniana. Addirittura alcuni malati,
trattati con farmaci colinergici
(ad
esempio la tacrina), mostravano significativi miglioramenti sia delle
performances cognitive che di quelle comportamentali.
Successivamente, studi anatomopatologici eseguiti su serie cliniche
hanno però dimostrato che a queste condizioni cliniche
corrispondevano lesioni corticali costituite dai cosiddetti corpi di
Lewy. Si tratta di inclusioni intracitoplasmatiche eosinofile
(corpuscoli che si trovano all’interno del citoplasma della cellula
nervosa, rilevabili attraverso una colorazione a base di eosina),
descritte per la prima volta nel 1912 da F.H. Lewy (medico
anatomopatologo che per primo ha descritto le lesioni cerebrali che
si riscontrano sia nel morbo di Parkinson, che nella demenza poi
definita a corpi di Lewy), mentre studiava i cervelli di persone
affette da Morbo di Parkinson, dove queste inclusioni si riscontrano
classicamente. Anche se è possibile trovare queste lesioni nella
malattia di Alzheimer, tuttavia in assenza di placche senili e di
aggregati neurofibrillari, la sola presenza dei corpi di Lewy
identifica una sindrome clinica autonoma rispetto alle altre forme di
demenza degenerativa primaria. Le numerose osservazioni cliniche
segnalate nel tempo ci consentono di individuare nella demenza a
corpi di Lewy la seconda causa di demenza degenerativa primaria nei
soggetti anziani, dopo la malattia di Alzheimer. Si tratta, inoltre,
di una patologia più frequente negli uomini che nelle donne.
Il
quadro clinico è caratterizzato da:
Inizialmente
il deficit di memoria può essere lieve, ma nel tempo peggiora
rapidamente. Alcuni pazienti presentano anche una tipica
compromissione delle funzioni frontali e alcuni studi recenti
indicano che ciò potrebbe essere collegato ad un’origine
vascolare. A questi sintomi clinici possono esserne associati altri,
quali:
Gli
stadi di grave compromissione funzionale vengono raggiunti in un
periodo variabile da uno a cinque anni.
6. forme
focali
Afasia
lentamente progressiva (PPA - Primary Progressive Aphasia): i primi
sei casi sono stati descritti nel 1982 dal neurologo e neuropsicologo
Mesulam, che ha individuato i caratteri necessari per effettuare la
diagnosi di PPA. Perché la diagnosi possa essere realizzata è
necessario che:
La
PPA è caratterizzata da un disturbo isolato del linguaggio, con
progressiva difficoltà a trovare le parole, aumento della pausa tra
una parola e l’altra, balbuzie e infine afasia non fluente. Può
esserci aprassia ideomotoria e bucco-facciale. È conservata la
capacità di svolgere le attività quotidiane, di comprendere i
messaggi e la consapevolezza della malattia.
La
demenza semantica è una entità relativamente nuova appartenente al
gruppo delle demenze degenerative di tipo non-Alzheimer. L’esordio
della malattia è classicamente caratterizzato da un importante
deficit del linguaggio, che è fluente ma con parole prive di
significato. Sono frequenti le parafasie semantiche, e l’ecolalia
con preservazione di abilità sintattiche e fonologiche. È anche
presente una compromissione delle abilità di riconoscimento di
oggetti o facce. Le altre funzioni cognitive per molto tempo sono
conservate. Possono esserci disturbi del comportamento (compulsività,
disinteresse, apatia).
7.
DEMENZE REVERSIBILI O CURABILI
Le
demenze curabili rappresentano circa il 15% di tutte le demenze e si
distinguono a seconda che siano associate a malattie neurologiche
(idrocefalo normoteso, ematoma sottodurale cronico, tumori cerebrali
operabili, neurosifilide) o sistemiche
(malattie
deficitarie:
carenza di vitamina B12; deficit di acido folico; pellagra; carenza
di tiamina; disordini
endocrini:
ipotiroidismo; ipertiroidismo; ipoparatiroidismo; alterazioni della
funzionalità surrenalica e ipofisaria; insulinoma; malattie
del collageno/vascolari:
lupus eritematoso sistemico; vasculiti; sarcoidosi; infezioni:
meningite cronica come Tbc, fungina, parassitaria; ascesso
cerebrale; malattia di Whipple; malattia di Lyme; AIDS;
demenza alcoolica:
demenza alcoolica primaria; miscellanea:
malattia respiratoria ostruttiva cronica; deprivazione di sonno;
sindrome delle apnee morfeiche; encefalite limbica; radiazioni;
ipossia; dialisi.
8.
COME SI GIUNGE ALLA DIAGNOSI DI DEMENZA
Per
giungere alla diagnosi di demenza, la prima tappa è identificare se
esiste una situazione chiaramente ascrivibile ad un quadro di demenza
attraverso l’esecuzione di un’attenta anamnesi, mirata a
identificare i tipi di disturbo cognitivo lamentato dal paziente
(memoria, linguaggio, prassia, astrazione, ecc...) e se questi sono
tali da interferire con le attività quotidiane.
Il
deficit cognitivo del paziente può essere identificato attraverso
una serie di semplici prove:
Tali
prove possono essere facilmente proposte con il Mini Mental State
Examination (MMSE), che rappresenta il primo e più semplice
strumento di indagine per raccogliere informazioni sulle abilità
cognitive del soggetto esaminato. Ovviamente, si deve tenere presente
la necessità di correggere il punteggio in base all’età e alla
scolarità del soggetto.
Se
i risultati confermano la presenza di un deterioramento mentale,
allora occorre passare ad una diagnosi differenziale.
Nella
formulazione di diagnosi di Malattia di Alzheimer è necessario
escludere innanzitutto altre condizioni patologiche che colpiscono il
sistema nervoso centrale (SNC) e possono mimare una sindrome
demenziale. Ciò è possibile attraverso:
Tutti
questi dati devono comunque trovare una corrrispondenza nei criteri
diagnostici frequentemente utilizzati (NINCDS-ADRDA - National
Institute of Neurological and Communicative Disorder’s and Stroke -
Alzheimer’s Disease and Related Disorders Association) che
consentono di definire un quadro di AD possibile o probabile.
La
diagnosi certa può essere fatta soltanto dopo l’analisi dell’esame
autoptico, attraverso il quale si studiano le alterazioni
anatomopatologiche presenti nel cervello del soggetto deceduto.
9.
LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Ogni
volta che due o più malattie hanno sintomi in comune si rende
necessario ricorrere alla diagnosi differenziale: nel caso delle
demenze, la presentazione clinica e il decorso sono sempre gli
stessi, ma oggi grazie a vari metodi di indagine (neuropsicologica,
strumentale, funzionale, ecc...) siamo in grado di distinguere i
diversi quadri sindromici e di tipizzare i sintomi.
La
Malattia di Alzheimer è stata originariamente descritta come un
quadro clinico caratterizzato da un esordio precoce (meno di 65 anni)
e dalla presenza di una sindrome afaso-aprasso-agnosica. La rilevanza
diagnostica di questi due aspetti si è tuttavia progressivamente
ridotta, da un lato perché le sempre maggiori acquisizioni in campo
anatomo-patologico hanno mostrato che la forma presenile e quella
senile potevano essere considerate in modo sostanzialmente unitario,
dall’altro perché la diagnosi sempre più precoce dei casi ha
consentito di osservare pazienti che ancora non avevano sviluppato
l’intera triade sindromica (afasia, aprassia, agnosia) proponendo
così quadri clinici alternativi.
La
recente messa a punto di criteri diagnostici internazionalmente
accettati, quali l’ICD-10, il DSM-IV, e in particolare di quelli
formulati dal Work Group on Dementia (NINCDS-ADRDA) ha consentito il
raggiungimento di elevati livelli di precisione nella diagnosi
clinica della Malattia di Alzheimer, sia rispetto alle altre forme di
demenza, sia rispetto alla diagnosi istopatologica, che rimane
l’unica certa.
L’incremento
di accuratezza diagnostica è stato possibile grazie a:
Quanto
più le indagini sono precoci, accurate e complete, tanto più
rigorosa sarà la diagnosi differenziale tra i diversi tipi di
demenza, considerando che nelle fasi più avanzate il quadro clinico
è pressoché sovrapponibile in tutte le forme di deterioramento
mentale.
Procedure
per l’identificazione del tipo di deterioramento mentale:
- quando
sospettiamo una demenza, soprattutto nei soggetti anziani, il primo
interrogativo da porsi è se si tratta di una forma di invecchiamento
cerebrale fisiologico o patologico. Nel primo caso i disturbi di
memoria lamentati dall’individuo sono quelli diffusi normalmente
nella popolazione anziana, e non interferiscono con le attività
quotidiane; diversamente, nel caso di patologie, il soggetto incontra
difficoltà sempre crescenti nello svolgere qualunque tipo di
attività;
-
se le informazioni raccolte indicano un iniziale deterioramento
cognitivo, dobbiamo poter distinguere le forme potenzialmente
reversibili dalle altre. Nel caso delle forme focali, ci limiteremo a
seguire l’andamento del deficit nel tempo (follow-up);
-
se gli esami indicano la presenza di un deficit progressivo della
memoria a breve termine, dell’orientamento e del linguaggio, in
assenza di altri disturbi, è verosimile orientarsi verso una forma
di AD;
- se,
oltre ai deficit della memoria, sono presenti allucinazioni, disturbi
del linguaggio e sindrome extrapiramidale, è possibile che si tratti
di una demenza a corpi di Lewy, o di un’associazione AD+Parkinson;
- se
l’esordio è caratterizzato da cambiamenti di carattere e della
personalità, e successivamente sono comparsi deficit della memoria e
del linguaggio, allora è possibile sospettare anche una demenza di
tipo frontale;
-
se nella storia del soggetto sono presenti chiari fattori di rischio
vascolare (diabete, ipertensione, cardiopatie) e l’esordio dei
sintomi non è chiaro, possiamo ipotizzare o una demenza vascolare o
una forma mista (AD+VD);
|
|
|
Caratteristiche
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Stato
confusionale acuto
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Demenza
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|
esordio
|
improvviso
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subdolo
|
|
durata
|
giorni
o settimane
|
mesi
o anni
|
|
grado
di deterioramento mentale
|
fluttuante,
con intervalli lucidi
|
costante,
con rari intervalli lucidi di breve durata
|
|
memoria
|
deficit
a breve termine
|
compromessa
a breve e lungo termine
|
|
personalità
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integra
|
disgregata
|
|
disorientamento
|
con
confabulazione
|
con
povertà di ideazione
|
|
allucinazioni
|
floride
|
con
povertà di ideazione
|
|
idee
deliranti
|
a
carattere persecutorio
|
rare
|
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emozioni
|
forte
terrore, perplessità
|
assenti
(disinteresse, apatia)
|
|
Caratteristiche
|
Depressione
|
Demenza
|
|
esordio
|
improvviso
e ben databile
|
subdolo
|
|
progressione
|
rapida
|
lenta
|
|
anamnesi
psichiatrica
|
positiva
|
negativa
|
|
storia
di malattia
|
breve
|
lunga
|
|
deficit
funzionali
|
sopravalutazione
|
minimizzazione
|
|
umore
|
fluttuazioni
giornaliere
|
fluttuazioni
diverse da giorno a giorno
|
|
coscienza
della gravità della malattia nei familiari
|
diffusa
|
rara
|
Condizioni
generali che possono far sospettare un quadro di demenza:
Se
sussistono queste condizioni, allora si passa ad una serie di
indagini eseguite in progressione, volte ad escludere altre
patologie.
I
livello di esami
Comprende
anamnesi ed esame obiettivo. L’esame obiettivo generale e
neurologico permette di riscontrare eventuali segni indicativi di una
compromissione del sistema nervoso corticale e/o sottocorticale, tali
da
giustificare
ipotesi alternative. Questi esami consentono di escludere:
II
livello di esami
Si
consiglia di effettuare una serie di esami ematici, delle urine, del
liquor per escludere:
III
livelli di esami
Questo
gruppo di esami comprende: elettrocardiogramma,
elettroencefalogramma, tomografia assiale computerizzata del cranio,
risonanza magnetica dell’encefalo. Questi esami servono per
escludere:
Se
a tutti i livelli vengono escluse le altre patologie sospettate nella
diagnosi differenziale e la storia clinica suggerisce una forma di
demenza, è verosimile che si tratti di Malattia di Alzheimer.
È
l’anamnesi a svelare i sintomi di esordio e il loro periodo di
insorgenza. All’inizio della malattia il soggetto può mostrare una
certa difficoltà a rispettare gli appuntamenti o a ricordare nomi di
amici e parenti, spesso accompagnata da manifestazioni di ansia e
depressione.
Questi
stati d’animo possono accentuarsi in condizioni di stress dovute a
cambiamenti e novità in ambito professionale (per esempio
l’introduzione del computer e di nuove tecnologie), e nei casi in
cui è maggiore la consapevolezza delle proprie difficoltà.
Tuttavia
vi sono pazienti che nelle stesse condizioni tendono a minimizzare i
propri disturbi, utilizzando delle strategie di copertura, quali una
progressiva riduzione degli impegni lavorativi e sociali.
Talora
il sintomo d’esordio può essere rappresentato anche dalla
difficoltà nel trovare la strada in zone meno familiari.
Nei
casi precoci e paucisintomatici il problema diagnostico fondamentale
è quello di riuscire a distinguere l’AD dall’invecchiamento
fisiologico, il declino della funzione mnesica con le perdite di
memoria proprie dell’età. Da qui la necessità di definire il
limite tra invecchiamento normale e patologia, attraverso l’uso di
procedure standard di valutazione delle funzioni cognitive, che
tengano conto del ruolo di variabili quali l’età, la scolarità ed
il sesso, e consentano di seguire i pazienti nel tempo per valutare
l’evoluzione del deficit.
Inizialmente
è utile eseguire una valutazione neuropsicologica per confermare
l’eventuale presenza di un disorientamento temporale, di
imprecisioni nel ricordare eventi recenti e di errori nella copia di
disegni tridimensionali.
Dopo aver eseguito l’esame obiettivo, la
procedura diagnostica prevede l’esecuzione di una serie di indagini
di laboratorio e strumentali volte soprattutto all’identificazione
di demenze secondarie, alcune delle quali potenzialmente reversibili.
La valutazione laboratoristica di routine generalmente adottata si
basa sull’esame completo del sangue, comprensivo della valutazione
della funzionalità tiroidea, del dosaggio della vitamina B12 e
dell’acido folico, nonché della sierologia per la lue. Indagini
più specifiche devono essere prese in considerazione dallo
specialista per i casi particolari.
L’esecuzione
di una TC-cranio o di una RMN-encefalo può facilitare l’orientamento
diagnostico, permettendo di escludere lesioni cerebrali strutturali
(quali tumori, ematomi subdurali, idrocefalo o lesioni vascolari
cerebrali), nonché evidenziare la presenza di alterazioni della
sostanza bianca attribuibili a patologia vascolare o demielinizzante.
La
SPECT e la PET sono le due metodiche di indagine funzionale che
permettono di misurare i processi biochimici cerebrali. Sono
particolarmente utili per lo studio di tutte le forme di demenza in
fase iniziale e per la diagnosi differenziale tra la demenza di
Alzheimer e i quadri di deterioramento cognitivo focale.
Nonostante
l’eterogeneità dei quadri clinici che si possono documentare, oggi
sono sempre più diffusi criteri specifici per la diagnosi di AD,
quali:
la
tipizzazione dei deficit neuropsicologici iniziali
l’atrofia
temporo-mesiale
la
riduzione del flusso e/o metabolismo cerebrale in sede
temporo-parietale
Analogamente
atrofia o aree focali di ipometabolismo o ipoperfusione possono
orientare la diagnosi per forme focali più rare (demenza frontale,
PPA, demenza semantica).
Se
nel complesso tale modalità di approccio ha enormemente semplificato
la diagnosi differenziale tra AD e demenze secondarie e vascolari, ha
comunque lasciato irrisolte alcune problematiche. La procedura
diagnostica descritta, pur individuando correttamente la maggior
parte delle demenze degenerative nel loro complesso, non consente di
identificare forme non-AD (per es. demenza semantica, PPA, Malattia a
corpi del Lewy, ecc....).
L’individuazione
di queste forme richiede valutazioni clinico-neuropsicologiche e
indagini strumentali particolari. La diagnosi definitiva rimane
quella istopatologica.
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Dott.ssa Paola Maria Taufer - psicologa e psicologa geriatrica