INDAGINE AUSL
Sotto stress e spaventati: anche i medici
hanno bisogno dello psicologo
Un sostegno psicologico in corsia a medici e infermieri: è
la necessità emersa da un’indagine effettuata su
592 operatori sanitari. Un aiuto per gestire le emozioni e la
relazione col paziente e con i suoi famigliari
Rimini, 14 novembre 2008 - Ci sono casi in cui anche i
medici si trovano di fronte a situazioni che mettono a dura
prova anche quelli più ‘corazzati’: la
comunicazione ai familiari della morte di un congiunto, la scoperta
di un male che non perdona, il decesso di un bambino. Cosa fare, come
reagire allo stress emotivo che tali situazioni comportano, in quale
modo comunicare il tragico evento. Sono tutti casi in cui non solo i
medici, ma anche il personale infermieristico, ritengono necessaria
la presenza di uno psicologo in corsia. E non si pensi che
tale necessità sia avvertita solo dagli operatori di
reparti come l’oncologia e le cure palliative: sotto grande
stress finiscono anche quelli dei pronto soccorso, delle
neonatologie, delle pediatrie, delle rianimazioni. Il bisogno di un
sostegno psicologico emerge da un’indagine effettuata su 592
tra medici e infermieri dell’ospedale di Rimini, i cui
risultati sono stati presentati ieri nel corso di un convegno di Area
Vasta, organizzato dall’Ausl di Rimini e coordinato da Maria
Maffìa Russo, direttore del programma di Psicologia
dell’Azienda Usl riminese. "Emerge che tutte le
figure professionali coinvolte gradiscono o gradirebbero —
spiega Maffìa Russo — la presenza di figure di psicologi
a sostegno del loro lavoro per aiutarli a gestire al meglio le
emozioni e la relazione col paziente e con i suoi famigliari. Secondo
gli operatori sanitari, inoltre, lo psicologo potrebbe essere utile
nella gestione delle emozioni del paziente rispetto alla diagnosi e
soprattutto alla prognosi della sua malattia". Medici
e infermieri, come sottolinea ancora la dottoressa "devono
gestire emozioni fortissime, e questo porta una grossa fatica, un
coinvolgimento. Di certo un operatore consapevole delle relazioni che
si instaurano in particolari momenti della vita, come quello della
malattia, sarà un operatore che può lavorare
meglio". Quello che il convegno ha voluto anche mettere in
evidenza, è la necessità di un approccio medico che
prenda sempre più in carico il paziente nella sua totalità,
quindi non solo un approccio bio-medico, ma bio-medico-sociale.
Nell’Ausl di Rimini è attivo da due anni un
progetto che vede la presenza di psicologi in varie Unità
Operative, tra cui quelle di Pediatria, Terapia intensiva neonatale,
Oncologia, Hospice-Terapia Antalgica, Nefrologia. "Abbiamo
iniziato a lavorare con il personale infermieristico da un paio di
anni, organizzando dei corsi di formazione — prosegue ancora
Maffìa Russo —. Proguiremo poi cercando di individuare
quali possano essere gli strumenti di pratica clinica migliori per
collaborare coi professionisti medici".
Monica Raschi |